L’editoriale

 
 
 

Questo è il racconto di un tifoso juventino, di quelli veri, di quelli che considera la Juve come una stupenda amica d’infanzia, di quelli che, durante le scuole elementari, esultò e pianse per un goal di Cuccureddu all’ultimo secondo a Roma, di quelli che hanno rischiato la vita nella curva Zeta dello Stadio Heysel, di un tifoso coinvolto incredibilmente in Farsopoli, con intercettazioni che hanno messo a repentaglio il suo equilibrio personale e familiare, di un tifoso che adesso esulta insieme al figlio per un goal di CR7, grande realtà bianconera.

Insomma, il racconto di un ‘gobbo doc’, che però verso la fine degli anni ottanta vide il suo sguardo dirigersi ogni domenica verso Genova, dove scalpitava un giovane con la testa piena di riccioli, velocissimo, agile come una gazzella e potente come un trattore, con un fiuto per il goal impressionante ed una testa superiore: quel giocatore si chiama Gianluca Vialli.

Era il leader, insieme al gemello Mancini, di una squadra di giovani amici, che riuscì a portare lo scudetto alla Samp,  sotto la lanterna, in riva al mare di levante, il suo amato mare.

Quel tifoso bianconero era notevolmente e sportivamente attratto da quella squadra e soprattutto da quel grande giocatore. Lo studiava in campo e fuori, seguiva con estrema attenzione ogni sua intervista, ogni suo commento sul calcio e sulla vita in generale, e seguiva anche il suo look, il suo modo di vestire, da vero ‘gentleman inglese’, che rispecchiava perfettamente i gusti del tifoso bianconero.

Un giorno questo tifoso, tramite un caro amico, noto ristoratore senese, riuscì a conoscere il preparatore atletico di quella Samp: Carlo Focardi, che lo ospitò alcune volte in tribuna per ammirare quella squadra sbarazzina, e quel grande campione che aveva fatto innamorare non solo una città, Genova, ma una nazione intera. Era il simbolo del calcio moderno, dove occorre essere anche campioni fuori del terreno di gioco,  dove occorre essere giocatori manager di se stessi, con la testa sempre sulle spalle e la citazione pronta al momento giusto.

Una sera, in un ristorante vicino alla stadio di Marassi, dopo una partita di CL, Samp-Anderlecht (2-0), correva il mese di marzo 1992, Focardi disse:

“ Vi confido una cosa: Vialli a fine stagione passerà alla Juve, che è l’unica società che può acquistarlo. E’ il sogno di Boniperti e stavolta lo porterà a Torino”

Quel tifoso juventino rimase folgorato da quella dichiarazione, il suo idolo, il suo amato Vialli avrebbe vestito la maglia bianconera: troppo bello per essere vero.

Invece la storia racconta che qualche mese dopo fu presentato a Torino uno dei più grandi centravanti della storia del calcio, ma soprattutto un vero leader, che mancava alla Juve dai tempi di Platini.

Fu un inizio difficile a Torino per quel campione, fatto di infortuni e nostalgia per i suoi scogli, per il suo mare e per gli amici lasciati a Genova.

Ci pensò Marcello Lippi a rigenerare Gianluca, che divenne Re Leone, trascinando la squadra verso successi insperati fino a qualche anno prima, con il culmine della Coppa Campioni alzata al cielo, da quell’uomo che aveva abbandonato i riccioli di Genova, preferendo un taglio alla ‘marines’.

Il tifoso bianconero pianse di nuovo per la Juve, sempre a Roma, dopo ben ventitré anni da quel goal di Cuccureddu, quando le lacrime erano di un fanciullo delle scuole elementari. Stavolta era il pianto di gioia di un uomo in estasi, mentre Re Leone mostrava la coppa alle stelle di Roma.

Dopo qualche mese il Capitano volò in Inghilterra a prendersi altre soddisfazioni sia da giocatore, sia da allenatore, ma quel tifoso juventino continuò a seguirlo, in campo e fuori.

Acquistò ed apprezzò il suo libro ‘The Italian Job’, che coincise incredibilmente con l’uscita della sua  prima opera, nata per gioco e per sfogo dopo la vicenda Calciopoli. Un libro dedicato alla Juve, al mondo del calcio e allo scorrere dei giorni, sia quelli belli, sia quelli brutti: coriandolo bianco, coriandolo nero. Quel tifoso aveva dato vita, appunto, a ‘Coriandoli Bianconeri’, ed in quelle pagine spesso ricordò Vialli e le sue imprese. Fu per lui l’inizio di una grande passione per la scrittura, portata in grembo da sempre, che lo ha portato a partorire altri sei libri. Tra questi ne esiste uno scritto a quattro mani con Roberto Beccantini, il noto giornalista, che farà un grande regalo al tifoso juventino, il più bello: gli presenterà Re Leone.

Ecco che quel tifoso juventino si sentì incredibilmente onorato e gratificato di essere arrivato a conoscere quello che ha sempre considerato il suo giocatore modello, da imitare soprattutto per il suo modo di concepire, aggredire, ed amare la vita e lo sport, con intelligenza ed estremo senso dell’humour.

Ogni mail, messaggio, telefonata di Vialli sono tuttora per il tifoso juventino cimeli importanti, che ogni qualvolta lo riportano sugli spalti dell’Olimpico, quando il sogno della coppa ‘dalle grandi orecchie’ divenne realtà, quando Gianluca svegliò tutto il mondo bianconero.

Poi, durante l’ultima primavera, un dipendente della Juventus confidò una cosa terribile a quel tifoso juventino, presente in Tribuna Agnelli, raccontando della malattia che aveva colpito Re Leone.

Il tifoso non riuscì a gioire per l’ennesima vittoria di Chiellini e co quel giorno, perché la sua testa ed il suo cuore erano rivolti a Gianluca.

Riuscì allora a comprendere il perché della sua assenza dalla tv, orfana di un grande opinionista ed intenditore di calcio. Sempre elegante, sempre pronto e preciso ad analizzare le partite, sempre divertente con le sue battute da uomo intelligente.

Quel tifoso juventino ne parlò solo con qualche amico fidato, proprio perché niente era certo e perché il male è materia da trattare il meno possibile, per rispetto ed educazione verso chi soffre.

Adesso Gianluca ha svelato il suo problema al mondo intero, con una lunga intervista, bellissima, da conservare nella cassaforte dei ricordi, dove ha dichiarato che sta combattendo la partita più difficile, che lo vedrà certamente di nuovo alzare la coppa più importante: quella della vita.

Una partita che sta giocando come tutte le altre, da Re Leone, e che vincerà, raccogliendo la palla in fondo alla rete per riportarla a centrocampo nel più breve tempo possibile, come quella volta con la Fiorentina, quando fu il protagonista assoluto di un’epica rimonta.

Qualche juventino ha contestato la sua frase su Calciopoli: “La Juve non rispettò le regole”, dove ha dimenticato di dire che tutte le squadre in quel momento non rispettarono le regole, se intendiamo per regole il divieto di parlare con i designatori. Effettivamente quella pratica sembrerebbe in apparenza vietata ai principi dello sport, ma era contemplata dal regolamento dell’epoca e  da molti dirigenti del mondo del calcio. Gianluca ha ragione in merito, poteva solo concludere con l’affermare che la Juve è l’unica che ha pagato, con ferite che non verranno mai rimarginate.

Ma questo lui lo sa, perché è uno juventino vero, dichiarando più volte che giocare nella Juve è stato un privilegio per lui, e lo è per ogni professionista del pallone che riesce a vestire quella maglia.

Quindi amore per la società, trasmesso nelle sue frasi, meravigliose come sempre, da incorniciare ed imparare a memoria.

Come quelle all’interno della sua ultima intervista: “Il mio obiettivo è non morire prima dei miei genitori, e condurre le mie figlie all’altare”. Da brividi…

Quel tifoso juventino, che vi sta scrivendo, leggerà di sicuro il nuovo libro di Gianluca Vialli, uscito in questi giorni, dal titolo “ Goals. 98 storie più 1, per affrontare le sfide più difficili”, perché ha ancora tanto da imparare da lui.


Onore a te Re Leone, amico Gianluca.

 

mercoledì 19 dicembre 2018

IL TIFOSO E GIANLUCA VIALLI